Riserva Naturale

Lago Sfondato

R.N. Lago Sfondato
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93100 Caltanissetta
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R.N. Lago Sfondato

La Riserva Naturale “Lago Sfondato”, ricadente nel territorio comunale di Caltanissetta a pochi chilometri dal centro abitato di Marianopoli e ad una quota di circa 400 m s.l.m., è stata istituita per tutelare un ambiente di notevole interesse geologico e per studiare la morfologia e l’idrologia carsica del lago. L’area protetta riveste inoltre un notevole interesse naturalistico per la presenza di formazioni vegetali e specie di rilievo conservazionistico. Per questi motivi l’area è stata classificata come Sito Natura 2000 ai sensi della Direttiva Habitat 932/43/CEE.

Il territorio della Riserva è stato suddiviso in due diverse aree in funzione delle caratteristiche ambientali e dei diversi obiettivi gestionali:

  • la zona A, estesa 13,7 ettari, comprende lo specchio d’acqua, l’intera conca di sprofondamento nonché alcuni tratti del corso del torrente Stretto; 
  • la zona B, estesa circa 30 ettari, è caratterizzata prevalentemente da colture cerealicole e pascoli.

Geologia

Il paesaggio dell’area protetta e del territorio limitrofo è tipico di quello dell’entroterra siciliano, contrassegnato dalla presenza di rilievi tondeggianti spesso interrotti da valli fortemente incise. Questo aspetto è dovuto alla geologia dell’area centro-meridionale della Sicilia che, nota nel mondo scientifico con il nome di Fossa di Caltanissetta, è caratterizzata dalla presenza di forti spessori di rocce evaporitiche (tripoli, calcari, gessi, salgemma e sali potassici) appartenenti alla serie Gessoso Solfifera. Si tratta di rocce sedimentarie che si sono depositate in seguito all’evaporazione delle acque del Mar Mediterraneo avvenuta nel Messiniano (circa 5-6 milioni di anni fa), a causa della chiusura dello Stretto di Gibilterra e del contemporaneo instaurarsi di condizioni climatiche aride. Per via della presenza di giacimenti di zolfo e di salgemma, la serie Gessosa Solfifera ha avuto in passato una grande importanza mineraria ed estrattiva di cui, oggi, restano solo alcune interessanti testimonianze di archeologia industriale.  La geologia dell’area della riserva è caratterizzata da affioramenti alternati di gessoarenite e argille gessose. I primi, visibili lungo la parete prospicienti il lago, sono caratterizzati da strati fortemente piegati, in particolare nel lato Nord orientale è possibile osservare una spettacolare sezione naturale di roccia, alta circa 10 m. Su queste rocce, particolarmente solubili, ha avuto ampia diffusione il fenomeno di dissoluzione carsica generando singolari morfosculture sia superficiali che profonde. Dalle piccole scannellature subparallele (karren), disposte in senso verticale lungo le pareti gessose, alle più ampie conche subcircolari (doline), l’area infatti offre uno spettacolare campionario di esempi della lenta azione erosiva esercitata su queste particolari rocce.  A questo complesso di processi geomorfologici va ricondotta la genesi del Lago Sfondato. Il bacino lacustre, infatti, è una conca originatesi in seguito allo sprofondamento degli strati più superficiali di gesso, essendo venuto a mancare il sostegno delle rocce sottostanti poiché disciolte ed asportate dalle acque circolanti nel sottosuolo. Tale evento avvenne nel novembre del 1907 e fu descritto dal marchese A. De Gregorio sulla rivista “Il Naturalista Siciliano”. Il lago, che non ha nessun rapporto con il sistema idrografico superficiale costituendo un tipico esempio di bacino chiuso, ha una superficie di circa 3400 mq, un perimetro di oltre 200 m e una profondità massima di 13,50 m; il livello idrico quasi costante avvalora l’ipotesi dell’esistenza di sorgenti sub-lacustri perenni.

La formazione del lago

Nel novembre del 1907 è accaduto nello interno di Sicilia, tra Marianopoli e Santa Caterina di Villarmosa, un fatto meritevole di non essere trascurato. Nella località Mimiani (alla quale si perviene da Marianopoli in circa tre quarti d’ora cavalcando al passo), si sprofondò a un tratto una cospicua zona di terreno tra il fiume che scorre tra Mimiani e Trabona, in una pendice ubertosa, di proprietà del Barone Lo Monaco. Lo sprofondamento della parte alta fu di circa 30 metri; della bassa circa 20 metri. Si formò un laghetto che le di cui sponde hanno una larghezza di circa 100 metri. La parte fonda del lago ha un diametro di circa 30 metri, oltre il quale il fondo viene gradatamente in su a montare sino alle sponde che formano un cerchio di circa cento metri di diametro.

(Marchese A. De Gregorio, Formazione di un nuovo lago minuscolo a Mimiani, Il Naturalista Siciliano 1910).

Flora e vegetazione

Nel corso degli ultimi secoli il pesante impatto antropico ha inciso profondamente sulla vegetazione del vasto territorio circostante il Lago Sfondato, che risulta oggi piuttosto uniforme. L’area protetta, invece, in ragione della topografia accidentata e della presenza del lago e del corso d’acqua, presenta ancora oggi aspetti di notevole pregio naturalistico e paesaggistico, concentrati per lo più intorno allo specchio d’acqua, lungo i versanti del torrente e nei burroni posti a Nord della riserva.

Nel territorio protetto sono state censite oltre 300 specie di piante, un numero decisamente elevato considerando la sua limitata estensione. Tra queste vi sono numerosi endemismi (piante esclusive di determinate aree) e specie rare o fortemente localizzate, fra cui si citano Astragalus huetii, Gypsophila arrostii, Pimpinella anisoides, Tragopogon cupanii, Iris pseudopumila. E’ da evidenziare la presenza di ben 25 specie di orchidee, fra cui Serapias parviflora, Orchis papilionacea, Orchis parviflora, Ophrys panormitana, Ophrys exaltata. Di particolare interesse è il recente ritrovamento di Ophrys phryganae, orchidea che era ritenuta dubbia per la Sicilia.

Per l’aridità generale del comprensorio, lo specchio d’acqua svolge un ruolo cruciale ai fini della diversificazione della flora, ospitando un numero significativo di specie adattate a tollerare l’elevata salinità delle acque, e garantendo ai terreni limitrofi l’umidità necessaria per lo sviluppo di vegetazione. Nello specchio d’acqua vivono esclusivamente macroalghe sommerse ramificate, poiché l’elevata salinità, la torbidità e la profondità delle acque, insieme alla forte pendenza delle sponde del lago, impediscono ad altre piante acquatiche di insediarsi. Lungo le sponde rialzate del laghetto e del torrente si osserva, invece, una fascia di canneto, tipica di acque poco profonde, stagnanti o a lento corso, caratterizzata da Phragmites australis e Apium nodiflorum. Nel margine settentrionale del lago e lungo le sponde del torrente Stretto si rivengono inoltre alcuni esemplari di Tamerice, specie caratteristica dei greti ciottolosi delle fiumare a elevata salinità. La vegetazione rupestre, localizzata sulle ripide pareti rocciose, comprende numerose specie endemiche, tra cui Brassica villosa e Diplotaxis crassifolia, molto diffuse sulle rupi gessose della Sicilia interna.

Lungo i versanti più accidentati e acclivi della riserva si sviluppano interessanti aspetti di prateria perenne, dominati da Hyparrhenia hirta o Ampelodesmos mauretanica (più nota con il nome dialettale “ddisa”). Gli aspetti prativi ospitano numerose specie bulbose di grande bellezza (orchidee, narcisi, gigli, ecc.) inseriti nella lista degli habitat di importanza comunitaria. La formazione vegetale più diffusa è la gariga, tipica degli affioramenti rocciosi, caratterizzata dall’aromatico Thymus capitatus, dal Teucrum polium e dall’Euphorbia rigida; sono anche presenti lembi di vegetazione arbustiva, riferibili alla macchia mediterranea sempreverde, caratterizzati da Anagyris foetida e da Asparagus horridus.

La Fauna

Lo specchio d’acqua, ed in particolar modo il canneto che ricopre le sue sponde, svolgono un ruolo importante come rifugio e area di sosta per l’avifauna e per le specie tipiche delle zone umide. L’area ospita infatti una ricca comunità di anfibi e rettili, un gruppo faunistico a rischio per la progressiva riduzione degli ambienti acquatici. Numerosi sono anche gli uccelli legati alle zone acquatiche, nidificanti nel folto del canneto: l’Usignolo di fiume, il Tuffetto, la Folaga, la Gallinella d’acqua, il Beccamoschino. Non è raro, durante il periodo delle migrazioni, osservare alcuni esemplari di Airone cenerino in sosta, attirati dal piccolo specchio d’acqua.

Altre specie presenti nel territorio della riserva sono quelle caratteristiche delle aree rurali siciliane e della macchia mediterranea. Sono diffusi il Coniglio selvatico, la Lepre, la Volpe e l’Istrice, di cui si rinvengono frequentemente gli aculei; fra i rapaci è facile osservare il Gheppio nel tipico atteggiamento predatorio “a spirito santo”, ed il lento volo planato della Poiana. Al crepuscolo e nelle ore notturne risuonano i versi del Barbagianni e della Civetta. Sopravvive nella Riserva qualche esemplare di Coturnice siciliana, una specie endemica siciliana, a rischio di estinzione per la progressiva antropizzazione del territorio.

La riserva è anche il regno di numerose specie di Libellule, fra cui Orthetrtrun brunneum, Crocothemis erythreae, Anax imperator e Selysiothemis nigra, e di Farfalle, che affascinano per varietà e per colore. Sono state osservate ben 31 specie, fra cui le più interessanti sono Muschampia proto, Gegenes pumilio e Gegenes nostrodamus, Cupido minimum trinacriae. Quest’ultima è una sottospecie endemica della Sicilia, dove è ampiamente diffusa.

Le tracce dell’Uomo

Il territorio in cui ricade la riserva è stata frequentato dall’uomo sin dalla preistoria. Le campagne di scavo eseguite dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dal 1977 al 1984 hanno riportato alla luce numerosi reperti esposti nel Museo Archeologico di Marianopoli. Nel sito di M.te Castellazzo, a NE di Marianopoli, è particolarmente interessante una necropoli con tombe a pozzetto dell’età del rame. A partire dal VI sec. a. C. sino alla metà del II sec. a. C. la montagna fu occupata dai Greci che fondarono una città, forse Mytistraton. Di particolare interesse un gruppo di sepolture appartenenti ad un unico nucleo familiare (una madre e tre bambini) con ricchi corredi funerari. A sud di Castellazzo si erge la lunga e alta montagna di Balate su cui esisteva un’altra città indigena occupata dai Greci nel VI sec. a.C., la cui vita sembra concludersi nel III sec. a.C. Nell’adiacente Valle Oscura, si estende una vasta necropoli nella quale, dalla preistoria all’età greca, le tombe, prevalentemente multiple, furono ricavate in anfratti e ripari naturali adattati dall’uomo.

Le tombe preistoriche si riferiscono alla I età del bronzo e le ceramiche rinvenute sono dello stile detto Vallelunga-Tindari-Rodi, e collegano anche quest’area della Sikania alle culture preistoriche del primo bronzo presenti sulla costa nord-orientale della Sicilia. Le tombe di età greca, anch’esse in prevalenza multiple, si datano prevalentemente dalla prima metà del VI sec. alla metà del V sec. a. C.. Solo poche tombe si datano oltre il 450 a. C.

Il comprensorio

La riserva naturale ricade in un vasto comprensorio di grande interesse naturalistico, comprendente l’area di Monte Mimiani, le Rupi di Marianopoli, le Serre di Chibbò, la dolina di Monte Trabona, il Torrente Stretto e il Fiume Salito. Si tratta di un eterogeneo complesso collinare inciso da valloni e torrenti (il più grande fra questi è il fiume Salito), con i caratteri tipici della formazione gessoso-solfifera dell’entroterra siciliano: a tratti aspri ed accidentati si alternano tratti variamente inclinati che si fondono in superfici pianeggianti più o meno ampie.

M. Mimiani, che per l’elevato pregio floristico e faunistico meriterebbe una maggiore tutela, può essere considerato a pieno titolo un trait-d’union floristico-vegetazionale con le Madonie meridionali. Nell’area si trovano aree boschive di notevole interesse, a testimonianza di complessi boscati ben più vasti, caratterizzati da lecci e roverelle; e un antico uliveto (impiantato nel XVI secolo dalla famiglia Moncada) che in parte convive con il bosco e con una fitta macchia. In questa zona si trova la Quercia Ferrieri, una roverella di notevoli dimensioni. Nel comprensorio di Mimiani sono inoltre presenti più di 1/3 delle orchidee siciliane; fra le specie rinvenute alcune sono di notevole interesse biogeografico, come ad esempio Ophrys mirabilis, localizzata in Sicilia solo in poche stazioni, Cephalanthera damasonium, Ophrys phryganae, Ophrys lacaitae, segnalata per la prima volta nel territorio di Caltanissetta e Ophrys obaesa, specie endemica siciliana localizzata, oltre che nell’area, soltanto a Ficuzza e nelle Madonie. Le indagini recentemente condotte sulla lepidotterofauna del comprensorio hanno evidenziato la presenza di ben 57 specie di farfalle (su un totale di poco più di 100 specie della fauna siciliana). Alcune di queste specie sono di notevole valore naturalistico, come ad esempio Melanargia pherusa, Neozephyrus quercus, Satyrium ilicis, Gegenes nostrodamus. Sono interessanti inoltre le osservazioni di Inachis io e Danaus chrysippus, segnalata per la prima volta nella Sicilia interna.