Riserva Naturale

Isola di Lampedusa

R.N.O. Isola di Lampedusa
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R.N. Isola di Lampedusa

La Riserva Naturale “Isola di Lampedusa”, estesa 367 Ha, è stata istituita nel 1995 per tutelare gli ambienti naturali della fascia meridionale dell’isola di Lampedusa, compresi tra il Vallone dell’Acqua ad ovest e Cala Greca ad Est. Nell’area protetta vivono specie di straordinario valore naturalistico, esclusive dell’isola o fortemente localizzate, spesso a rischio di estinzione; nella splendida Baia dei Conigli nidifica la tartaruga marina Caretta caretta.

Il territorio protetto è suddiviso in due distinte aree a diversa destinazione d’uso, in funzione delle caratteristiche ambientali e dei diversi obiettivi gestionali:

  • la zona A di Riserva comprende i grandi valloni che incidono il territorio fino al mare (Vallone della Forbice, Dragutta, Tabaccara, Profondo, dell’Acqua, Terranova) ed i sovrastanti pianori, l’Isola dei Conigli, ed una piccola area, esterna alla fascia costiera, in cui ricade la stazione di Centaurea acaulis;
  • la zona B di pre-riserva si estende lungo il confine nord dell’area protetta, ed è delimitata dalla strada di attraversamento dell’isola.

Geologia e Paesaggio

L’isola di Lampedusa, situata nel Mediterraneo centrale, è molto più vicina all’Africa (da cui dista 138 km) che alla Sicilia (215 km di distanza). E’ l’isola maggiore dell’arcipelago delle Pelagie, con una superficie di circa 20 Kmq, uno sviluppo costiero di 40 Km e una quota massima di 133 m s.l.m.

Il patrimonio naturale di Lampedusa è profondamente influenzato dalle origini e dalla conformazione geologica dell’isola, che appartiene geologicamente alla piattaforma continentale africana. L’isola si presenta come un piatto tavolato roccioso, leggermente inclinato in direzione SE, privo di copertura vegetale e fortemente eroso dall’azione dei venti e dei dilavamenti, con un paesaggio interno paragonabile alle aree desertiche del Nord Africa. Questa uniformità è interrotta a meridione da alcuni profondi valloni idrografici che costituiscono le più importanti emergenze paesaggistiche dell’isola, sia dal punto di vista geomorfologico sia perché vi sopravvivono le più significative espressioni del patrimonio naturalistico dell’isola. Si tratta di incisioni lunghe da 400 m a 1.560 m, con un aspetto simile a quello degli “uadi” africani, che sboccano a mare formando splendide insenature sabbiose (le spiagge dell’isola dei Conigli, di Cala Pulcino e di Cala Galera) o suggestive valli sospese.

La costa settentrionale e parte di quella occidentale (nel tratto compreso tra Punta Ponente e l’Isola dei Conigli) si presenta con imponenti falesie stratificate che scendono a picco sul mare o con ripide scarpate, mentre a sud (a partire da Cala Galera) la costa si distende dolcemente verso il mare, articolandosi in baie, cale ed insenature con il caratteristico andamento a “rias”. Tutto il settore costiero della riserva riveste grande interesse geologico e paesaggistico, sia per gli intensi fenomeni erosivi che hanno modellato le falesie e determinato la formazione di piattaforme di marna, ingrottati, cunicoli, antri e cavità ipogee, che per le numerose e profonde rientranze che ospitano anche piccole spiagge sabbiose.

Flora e vegetazione

Il paesaggio vegetale di Lampedusa è stato fortemente manomesso dall’uomo, come testimoniano le descrizioni dei naturalisti che la visitarono numerosi nell’Ottocento. Essi descrivono un’isola ricoperta da una fitta e diversificata macchia mediterranea, che assumeva l’aspetto di bassa boscaglia nei siti più esposti ai venti e cresceva rigogliosa nei luoghi più riparati. La completa distruzione dell’originario manto vegetale è stata condotta durante la colonizzazione borbonica dell’isola (1843), per rendere il suolo coltivabile ed assegnarlo ai coloni. Una così estesa azione di disboscamento ha alterato i delicati equilibri naturali dell’isola ed ha aggravato i processi erosivi degli agenti meteorici, conducendo in breve tempo alla scomparsa del suolo e all’affioramento della nuda roccia, tanto che oggi Lampedusa costituisce uno degli esempi più significativi dei danni che le trasformazioni antropiche possono arrecare in un ambiente isolato. Nonostante ciò, la Riserva Naturale oggi protegge una grande varietà di ambienti e una straordinaria ricchezza floristica che la rendono un vero e proprio scrigno di preziose rarità. L’elevato interesse scientifico e conservazionistico della flora di Lampedusa risiede soprattutto nella ricchezza di endemismi esclusivi dell’isola, di specie rare che testimoniano i collegamenti che l’isola ha avuto con il continente africano e di specie minacciate, molto localizzate e legate ad habitat di interesse comunitario. Nel territorio protetto si rinvengono specie assenti nel resto del territorio italiano, come Caralluma europaea (presente solo negli ambienti rupestri di Lampedusa, nelle coste dell’Africa settentrionale ed in limitate stazioni della Spagna meridionale) e Centaurea acaulis (che cresce spontanea in Nord Africa).

 

Numerose sono le specie esclusive delle isole del Canale di Sicilia o dell’area centromediterranea, tra cui Lagurus ovatus, Hypericum aegypticum, Euphorbia exigua. Davvero rimarchevole è il contingente delle specie rare sul territorio nazionale e regionale, annoverabili tra le componenti più preziose della flora dell’isola, come il cardo pallottola (Echinops spinosus), il cisto a fiori piccoli (Cistus parviflorus), Linaria reflexa, Limoniastrum monopetalum, Evax pigmea, la macchia della seta (Periploca angustifolia).

 

Le specie che vivono esclusivamente a Lampedusa sono 10: tra queste Daucus lopadusanus, una piccola carota selvatica diffusa negli ambienti costieri; Chiliadenus lopadusanus, che con i suoi cespugli odorosi caratterizza la vegetazione dei vasti pianori della Riserva; Anthemis lopadusana, piccola camomilla selvatica; Suaeda pelagica, che vive abbarbicata sulle falesie occidentali dell’area protetta; Scilla dimartinoi, un’incantevole bulbosa, fortemente minacciata perché gli esigui popolamenti esistenti ricadono in habitat altamente vulnerabili.

 

Sono a serio rischio di estinzione le interessanti orchidee presenti in aree sempre più limitate dell’isola (Ophrys scolopax subsp. scolopax, Ophrys ciliata, ecc.), mentre sono da tempo estinte la maggior parte delle essenze arboree ed arbustive che costituivano l’originaria vegetazione. Alcune di esse sopravvivono con popolamenti molto limitati, come i carrubi e gli oleastri, relegati nelle zone più ombrose al fondo del vallone Terranova, ed il ginepro fenicio, di cui si conservano anche splendidi individui superstiti, contorti e piegati dal vento. Di alcune specie sono addirittura residuati pochi preziosi esemplari, a volte singoli individui, come il corbezzolo, il mirto, il cisto.

 

L’attuale paesaggio vegetale della Riserva è dominato dalla gariga, sia nelle forme più integre e mature (macchia-gariga), sia in quelle più povere e degradate (gariga-steppa). Alcuni preziosi frammenti di macchia mediterranea, caratterizzati da euforbia arborescente (Euphorbia dendroides) associata a macchia della seta, lentisco, Teucrium fruticans, Prasium majus, ginepro, sono sopravvissuti soltanto sui versanti dei valloni all’interno della Riserva. Negli ambienti costieri, influenzati dalla vicinanza del mare, la gariga muta la sua composizione e ospita Euphorbia pinea, Thymelaea irsuta, Sedum sediforme, Sedum dasyphyllum. Sull’isola dei Conigli essa si presenta particolarmente rigogliosa, arricchita da splendide formazioni di cappero (Capparis spinosa) e Atriplex halimus. Negli ambienti più discosti dal mare, la gariga forma ampie e profumate distese di timo (Coridothymus capitatus), mentre nelle aree pianeggianti, esposte ai venti e disturbate dal pascolo, assume l’aspetto della vegetazione steppica, dominata dalle praterie di Scilla marina e di asfodelo. In primavera e all’inizio dell’estate, queste praterie si ammantano delle fioriture del convolvolo, di svariate erbacee annuali e delle variopinte asteracee spinose (Pallenis spinosa, Carlina sicula, ecc.). Elevato interesse riveste la vegetazione litorale: la fascia più prossima al mare è caratterizzata dai compatti pulvini dell’endemismo Limonium lopadusanus, che produce delicate fioriture estive e da praticelli effimeri che si insediano tra le fessure delle rocce e che ospitano vari endemismi, tra cui Diplotaxis scaposa, una piccola ruchetta a fiorellini gialli. Questi praticelli costituiscono habitat d’interesse comunitario, come le piccole pozze temporanee formate dal ristagno delle acque piovane, che ospitano Elatine gussonei, ritenuta una delle piante più rare della flora d’Italia. In alcuni tratti delle falesie, dove sono presenti fenomeni di stillicidio, si trova l’Adiantum capillus-veneris, ad ulteriore dimostrazione della straordinaria ricchezza e diversità floristica e vegetazionale della Riserva.

 

La Fauna

Il definitivo isolamento di Lampedusa si è realizzato dopo l’ultima glaciazione, com’è stato confermato dalla scoperta di vertebrati fossili di origine nord-africana che ha legittimato l’ipotesi di un passaggio faunistico, avvenuto circa 18.000 anni fa, tra l’isola e il continente africano. E’ proprio l’evidente impronta nordafricana che conferisce all’aspetto faunistico di Lampedusa un elevato interesse biogeografico. Dalla descrizione del naturalista P. Calcara, risalente al 1847, emerge che nell’isola vivevano i cinghiali, i gatti selvatici, le capre rinselvatichite, i cervi. Le foche monache (Monachus monachus) si radunavano di notte nelle spiagge e le gru sostavano regolarmente sull’isola. Oggi sono presenti, tra i Mammiferi, il coniglio selvatico, il topolino domestico, il ratto nero, il mustiolo. Grotte e cavità naturali ospitano i pipistrelli, tra cui assumono particolare rilievo il miniottero (Miniopterus schreibersi) e il vespertilio maggiore (Myiotis myotis). L’unico anfibio presente è il rospo smeraldino nordafricano (Bufo boulengeri). Di particolare rilievo sono i Rettili, tutti di provenienza nordafricana: i più comuni sono il geco ed il gongilo (Chalcides ocellatus), mentre la lucertola striata comune (Psammodromus algirus) è presente solo sull’isolotto dei Conigli, oggi unica stazione italiana di questo sauro; nel territorio protetto trovano rifugio anche il colubro dal cappuccio (Macroprotodon cucullatus), presente in Italia solo a Lampedusa, e il colubro lacertino (Malpolon monspessulanus insignitus), uno dei serpenti europei di maggiori dimensioni. Di difficile osservazione in natura è ormai la testuggine terrestre (Testudo hermanni hermanni), abbondantissima nel secolo scorso.

 

La spiaggia dell’isola dei Conigli è zona di ovodeposizione della tartaruga marina Caretta caretta, specie particolarmente protetta a livello internazionale perché minacciata d’estinzione, a causa della crescente urbanizzazione delle coste. Sebbene siano diverse migliaia le femmine di tartaruga marina che annualmente depongono le uova nelle spiagge del Mediterraneo (Grecia, Cipro, Turchia, Libia), in Italia la nidificazione avviene regolarmente solo lungo la costa ionica della Calabria, in Sicilia e nelle isole Pelagie, ma sono sempre di più le regioni italiane che in questi ultimi anni hanno ospitato nidi di Caretta caretta (Sardegna, Basilicata, Campania, Toscana, Puglia, Lazio, Abruzzo). La spiaggia dei Conigli è uno tra i siti italiani di regolare nidificazione della tartaruga marina da più tempo oggetto di studio e monitoraggio e negli ultimi 27 anni ha ospitato da 1 a 7 nidi l’anno.

Grande importanza riveste anche l’avifauna, che comprende specie stanziali di grande interesse conservazionistico. L’isola dei Conigli è il regno del gabbiano reale, che vi nidifica con una popolazione di circa cento coppie. Sulle creste dei valloni nidifica il gheppio, mentre le falesie a picco sul mare sono ideali siti di nidificazione per il falco della regina, che per riprodursi giunge ogni anno in primavera dal Madagascar, per il falco pellegrino, per il marangone dal ciuffo, per la berta maggiore e minore. Per la sua posizione di ponte tra la Sicilia e l’Africa settentrionale, Lampedusa costituisce un’importante stazione di sosta per moltissimi uccelli migratori sulla rotta del canale di Sicilia. In primavera la tortora, la balia nera, il piro piro, la pispola, il beccafico, il canapino pallido e tantissimi altri migratori si soffermano regolarmente nell’area protetta. Svettano nell’aria i colori sgargianti del gruccione e della ghiandaia marina, la gallinella d’acqua sceglie le cale più silenziose, colonie di nitticore attraversano il cielo, mentre l’albanella, il falco cuculo, il falco pescatore, la poiana ed il lodolaio cercano le loro prede sorvolando i vasti pianori della Riserva. Spesso si osservano anche esemplari di aironi e di fenicottero rosa, costretti dalla stanchezza a riposare un paio di giorni.

Grandi sorprese riservano gli insetti, per la varietà di specie che testimoniano le affinità tra la fauna di Lampedusa e quella del Nord-Africa, e per la ricchezza di endemismi presenti, tra cui lo Iulode lampedusano (Julodis onopordi lampedusanus), un grosso coleottero dalla livrea quasi bronzea; Pamphagus hortolaniae, una grande cavalletta priva d’ali, comune da osservare nelle garighe assolate durante la primavera e l’estate, certamente giunta dal Nord-Africa quando ancora vi era continuità territoriale con Lampedusa. Numerose sono le specie di insetti per cui Lampedusa costituisce l’unica stazione italiana conosciuta (e talvolta anche europea), come nel caso di Odontura borrei, un ortottero di un colore verde brillante che si rinviene, oltre che a Lampedusa, in Tunisia ed Algeria, e di numerosi Coleotteri, tra cui Coccinella algerica, Campalita algerica, Exochomus nigripennis.

Il mare e la tartaruga

L’ambiente marino

I fondali e gli habitat costieri dell’arcipelago delle Pelagie sono tra i più belli e interessanti del Mediterraneo, perché caratterizzati da un’elevata varietà di forme e da un’accentuata ricchezza e diversità delle specie presenti. L’interesse biogeografico dell’ambiente marino di Lampedusa deriva ancora una volta dalla sua collocazione nel Mediterraneo, che ha determinato la mescolanza di faune diverse e l’ingresso di alcune specie tropicali, tra cui il pesce balestra e il vistoso scaro (Euscarus cretensis), un pesce tipico delle scogliere coralline dei mari tropicali, molto comune sulle coste africane ma raro sulle coste italiane.

Lo specchio d’acqua antistante la Spiaggia dei Conigli, ricadente nella zona A dell’Area Marina Protetta “Isole Pelagie” (link), è caratterizzato da fondi sabbiosi e rocciosi, comprendenti diversi habitat e specie di interesse comunitario o in pericolo di estinzione. Lungo tutta la costa, nella zona di marea, sono presenti i trottoir a vermeti, caratteristiche piattaforme formate dalla crescita di conchiglie di Dendropoma petraeum e cementate tra loro da alghe rosse calcaree. La zona litorale è interessata dalla prateria di Posidonia oceanica, che svolge un’importante funzione ecologica ed ospita una grande quantità di organismi vegetali e animali. Appena sotto la superficie del mare cresce rigoglioso il madreporario Astroides calycularis, con numerosi individui rosso-arancione aggregati strettamente fino a formare una spettacolare cintura continua. Inoltre si osservano biocenosi e specie di grande interesse, come le formazioni algali a Cystoseira, i prati di Cymodocea nodosa, i madreporari Balanophillia europea e Clacodora caespitosa, l’ormai raro bivalve Pinna nobilis, la Caulerpa racemosa, un’alga immigrata dal Mar Rosso, e il Percnon gibbesi, un granchio dal vivace colore rosso-arancione. Incontri emozionanti riserva anche la variopinta fauna ittica presente nei litorali prospicienti l’area protetta, dove sono facilmente osservabili 40 differenti specie, tra cui saraghi, orate, murene, ricciole, occhiate, nonché la cernia bruna lungo la fascia costiera dell’Isola dei Conigli.

 

L’ovodeposizione delle tartarughe

Nelle notti estive, tra giugno ed agosto, la tartaruga marina raggiunge la spiaggia dei Conigli e, dopo aver scavato una buca, vi depone circa 100 uova che ricopre con la sabbia. L’incubazione delle uova dura da 60 a 70 giorni circa; alla schiusa, che avviene generalmente di notte, i piccoli riemergono dalla sabbia e si dirigono subito verso il mare.

La nidificazione ed il successo riproduttivo di Caretta caretta sono minacciati da numerosi fattori naturali ed antropici: la predazione da parte dei ratti, dei gabbiani e dei cani randagi, l’affollamento della spiaggia e la balneazione, l’erosione costiera, le mareggiate. Anche i fenomeni erosivi nelle spiagge possono produrre effetti negativi sui nidi poiché alterano le caratteristiche granulometriche della sabbia.

 

Per garantire il mantenimento delle condizioni ambientali idonee l’ente gestore ha messo in atto alcune misure di tutela volte all’eliminazione dei fattori di minaccia, alla minimizzazione degli impatti ambientali, alla protezione dei nidi. Poiché è necessario mantenere le massime condizioni di quiete durante le ore notturne, è stato istituito un presidio di sorveglianza per restituire la spiaggia alla Caretta caretta dal tramonto all’alba. Inoltre il personale della Riserva provvede alla recinzione dei nidi e alla loro sorveglianza per tutta la durata dell’incubazione. Un punto d’informazione e sensibilizzazione è attivo durante il giorno all’ingresso della zona A di Riserva, al fine di ottenere una fruizione rispettosa e compatibile con l’importanza naturalistica dei luoghi. Per la protezione dei nidi, la tutela e la pulizia quotidiana della spiaggia, numerosi volontari partecipano ai campi di lavoro organizzati da Legambiente.

 

In seguito all’istituzione della Riserva Naturale, grazie alle azioni di tutela messe in campo dall’Ente gestore, sono cessati i più gravi fattori di degrado che per anni hanno costituito un’offesa all’enorme valore naturalistico e alla straordinaria bellezza dei luoghi. Il visibile miglioramento ambientale del sito ha, altresì, prodotto una lenta ma continua crescita del consenso sociale verso le azioni di conservazione.

 

Il comprensorio

Le tracce della presenza umana sull’isola risalgono alla preistoria, come testimoniano i resti di un villaggio neolitico e di costruzioni megalitiche. È altresì documentata la presenza di Fenici, Cartaginesi, Greci, Romani ed Arabi. Per la sua posizione geografica, nell’antichità l’isola ha avuto un importante ruolo di ponte e di snodo nelle rotte commerciali e militari, soprattutto nel periodo delle guerre puniche e durante la conquista araba della Sicilia. Probabilmente fu anche disabitata per ampi intervalli di tempo, sicuramente tra il ‘500 ed il ‘700. Nel 1436 Alfonso d’Aragona cedette le isole Pelagie al barone De Caro di Palma di Montechiaro e nella seconda metà del 1600 i Tomasi, eredi dei De Caro, acquisirono il titolo di principi di Lampedusa, ma non visitarono mai quell’isola troppo lontana, semmai cercarono di trarne dei frutti concedendola ad una famiglia di contadini maltesi. Nel 1839 Ferdinando II di Borbone, interessato ad estendere il proprio dominio ed acquisire un importante avamposto nel cuore del Mediterraneo, acquistò l’isola e nel 1843 inviò a Lampedusa il capitano di fregata Bernardo Sanvisente per stabilirvi una colonia agricola. Quest’ultimo vi giunse con i primi 120 coloni ed avviò una poderosa opera di trasformazione dell’isola, estirpando la vegetazione naturale per impiantare le colture ed avviando un’attività di carbonificazione che contribuì alla distruzione dell’originaria macchia mediterranea che ricopriva l’isola. Subito dopo l’Unità d’Italia, le Isole Pelagie divennero colonia penale e nel 1878 fu istituito il Comune.

Le aree interne dell’isola mostrano gli aspetti dell’antico paesaggio agrario: i muretti in pietra a secco che delimitano i coltivi ed alcuni dammusi, costruzioni rurali realizzate in pietra secondo la tipologia tradizionale, e di cui Case Teresa, nei pressi del vallone della Forbice, costituisce l’espressione più rappresentativa. In paese è d’obbligo la passeggiata al porto vecchio, costeggiando cala Palme, dove ferve la vita marinara e risiedono gli stabilimenti per la tipica lavorazione e conservazione del pesce azzurro. Tra i siti di maggiore interesse archeologico, sono osservabili dall’esterno la fabbrica di salagione del pesce in località Castello, di età romana, i depositi del periodo preistorico a capo Grecale ed una necropoli ipogeica nel centro abitato. Di recente inaugurazione il Museo Archeologico delle Pelagie e la mostra “Verso il Museo della Fiducia e del Dialogo per il Mediterraneo”, un luogo nel quale il passato si fonde con la storia più recente: nel museo infatti, dove sono esposti numerosi reperti archeologici e immagini delle bellezze naturali dell’isola, si trovano anche molti reperti appartenuti alle vittime del naufragio del 3 ottobre 2013 (fotografie, lettere, documenti, oggetti personali) e nell’ambito della mostra sono state inoltre ospitate diverse opere provenienti da altri noti musei (Uffizi, Bardo di Tunisi, ecc…).