Riserva Naturale

Grotta di S. Angelo Muxaro

R.N. Grotta Sant’Angelo Muxaro
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R.N. Grotta di S. Angelo Muxaro

La Riserva Naturale “Grotta di Sant’Angelo Muxaro” è ubicata nell’entroterra della provincia di Agrigento, ai piedi del colle di Sant’Angelo Muxaro, un rilievo gessoso tabulare alto circa 350 metri s.l.m., dove sorge l’omonimo centro abitato.

Il territorio della Riserva, esteso complessivamente circa 21 ettari, è suddiviso in due diverse aree in funzione delle caratteristiche ambientali e dei diversi obiettivi gestionali:

  • la zona A, che coincide con lo sviluppo ipogeo, per una lunghezza di circa 1,2 Km, e con le aree delimitanti l’ingresso principale della grotta e l’inghiottitoio immediatamente ad ovest di questo, entrambi ubicati lungo il versante meridionale del colle Sant’Angelo Muxaro;
  • la zona B, che tutela parte del bacino idrografico che alimenta la cavità carsica: si tratta di una valle cieca incisa sulle argille sottostanti i depositi evaporitici.

Geologia

Il paesaggio di Sant’Angelo Muxaro è caratterizzato da rilievi costituiti da successioni di rocce evaporitiche (formatesi per evaporazione dell’acqua marina e conseguente precipitazione dei sali in essa disciolti) depositatesi nel Messiniano circa sei milioni di anni fa, in concomitanza con l’isolamento del bacino del Mediterraneo dagli oceani. Tali sedimenti fanno parte della Serie Gessoso-Solfifera, ampiamente diffusa nella Sicilia sud-occidentale. I depositi evaporitici sono costituiti essenzialmente da calcari, gessi e sali di varia natura.

Nell’area l’assetto morfologico generale mostra una grande variabilità per la presenza di dorsali e rilievi isolati di natura prevalentemente gessosa, con quote variabili tra i 200 m e i 500 m s.l.m., che si elevano dal substrato argillo-marnoso, con ripide scarpate interessate da numerose frane di crollo.

I depositi evaporatici dell’area sono costituiti principalmente da gessi sotto forma di cristalli di svariate forme e dimensioni: gesso selenitico, gesso alabastrino, gesso balatino, gesso sericolitico, gessareniti; affioramenti di sali sono invece presenti lungo il Fiume Platani, a nord del centro abitato, le cui acque sono infatti salmastre.

Le rocce gessose sono soggette all’azione solvente dell’acqua; ciò ha determinato nel tempo la formazione di un tipico paesaggio carsico con forme di medie e grandi dimensioni, come doline, inghiottitoi, valli cieche, ecc., e di estensioni più ridotte come i diversi tipi di karren.

Il principale corso d’acqua è il Fiume Platani, che scorre a Nord di Sant’Angelo Muxaro in direzione Est-Ovest; tributari del Platani sono il Vallone Gracella (conosciuto anche come Torrente Grovello, comprendente il Vallone Ponte e il Vallone di Margi Paolino) ed il Vallone Porcospino, posti rispettivamente a Ovest e a Est del centro abitato. Il corso d’acqua tributario del Vallone Gracella, che alimenta la Grotta di Sant’angelo Muxaro, si ingrotta in corrispondenza del rilievo gessoso su cui sorge il centro abitato, assorbito dagli inghiottitoi presenti alla base del versante gessoso, per riaffiorare nella risorgenza della Grotta Ciavuli; dopo un breve tragitto il corso d’acqua confluisce nel Vallone Ponte.

Lungo quest’ultimo corso d’acqua, così denominato per la presenza di due ponti naturali, si concentrano innumerevoli macroforme carsiche: forre, grotte, inghiottitoi, risorgenze e trafori idrogeologici, che determinano un’alternanza di tratti sotterranei e tratti subaerei del fiume. Il complesso carsico è conosciuto con il nome “Grotte d’Acqua” ed è stato meta di studiosi sin dai secoli passati. Particolare interesse riveste lo studio condotto da Marinelli nel 1899, in cui vengono illustrati i risultati di un’escursione effettuata nell’area di Sant’Angelo Muxaro e di Santa Elisabetta fornendo un’accurata descrizione delle morfologie presenti integrata da una rappresentazione cartografica.

La Grotta

La grotta Ciavuli

È questo il nome locale dato alla cavità tutelata, un complesso carsico con una lunghezza complessiva di circa 1.200 m, formato dall’azione delle acque superficiali che confluiscono dalla valle cieca nell’inghiottitoio principale, per defluire poi nella risorgenza dopo un percorso sotterraneo.

La grotta Ciavuli si articola in due rami. Nel ramo attivo le acque procedono per suggestive cascatelle fino a confluire in un piccolo laghetto di poche decine di metri quadrati. Proseguendo lungo la galleria sono visibili splendide cristallizzazioni e una serie di forme riconducibili al fenomeno carsico nelle rocce evaporitiche, tra cui un’interessante colonna, molto rara nei gessi, una superficie fusiforme concrezionata con stalattiti e una cupoletta emisferica di qualche metro di diametro, profonda circa 40 cm.

In superficie, immediatamente ad ovest dell’ingresso principale della grotta, è presente l’inghiottitoio Infantino, che contribuisce ad alimentare il sistema ipogeo, compreso nell’area protetta con un vincolo di tutela integrale. La “risorgenza” della grotta coincide con la cavità ubicata a nord-ovest del centro abitato di Sant’Angelo Muxaro ed è caratterizzata dalla presenza di un laghetto, profondo circa 2 m, le cui acque confluiscono nel Vallone Ponte, tributario del Fiume Platani.

La Flora

La riserva si inserisce in un vasto comprensorio caratterizzato dalla presenza di numerosi habitat di interesse naturalistico corrispondenti ai contesti rupestri, agli ambienti d’acqua dolce e alle formazioni erbacee ed arbustive naturali e seminaturali. Nell’area protetta sono ben rappresentate le formazioni di prateria perenne ed annua, ricche di specie rare, e la vegetazione dei pendii rocciosi, caratterizzata da numerose piante grasse appartenenti al genere Sedum. Si osservano inoltre alcuni lembi di formazioni arbustive discontinue riconducibili alla gariga, che ospitano una flora ricca di specie di grande interesse scientifico e conservazionistico (tra le quali diverse bulbose).

La flora e la vegetazione pre-forestale e forestale

Sono stati rinvenuti aspetti di macchia rada termofila caratterizzati dalla presenza di Euphorbia dendroides, Pistacia lentiscus, Phlomis fruticosa, Olea europaea var. sylvestris, e nuclei di vegetazione forestale con Quercus virgiliana, Arbutus unedo, Poa trivialis subsp. sylvicola, Asparagus acutifolius, Rubia peregrina, ecc. In particolare i nuclei sparsi di quercia castagnara (Quercus virgiliana) presenti in c.da Mizzaro costituiscono una testimonianza importantissima della vegetazione forestale locale originaria. Sia gli aspetti di macchia rada che i nuclei di vegetazione forestale, spesso estremamente degradati e frammentati a causa della frequenza degli incendi, risultano in alcuni casi sostituiti da aspetti di gariga caratterizzata da Cistus salviifolius e C. creticus, Coridothymus capitatus, o di prateria ad Ampelodesma mauritanica.

La flora e la vegetazione rupicola dei gessi

Nei contesti rupestri e semirupestri sono stati rinvenuti aspetti di vegetazione rupicola di grande interesse scientifico-conservazionistico, con specie di grande interesse, spesso rare a livello regionale se non addirittura nazionale, come Diplotaxis crassifolia, S. ochroleucum, Brassica cfr. rupestris, ecc.

La flora e la vegetazione mio-alofila dei calanchi

Un particolare cenno merita la vegetazione dei calanchi di c.da Barone, a Sud del centro abitato, che ospitano un popolamento dell’endemita siculo Limonium calcarae, il secondo riscontrato nell’Agrigentino dopo quello trovato di recente presso San Biagio Platani e uno dei pochi noti per l’isola.

La flora e la vegetazione igro-idrofila

Interessanti aspetti di vegetazione igrofila si rinvengono in corrispondenza di alcuni impluvi esterni all’area protetta, in particolare nel comprensorio del Vallone Ponte. Si tratta di lembi di ripisilva a Salix pedicellata, Tamarix africana, Populus nigra e P. alba; tali aspetti residuali meritano un’adeguata protezione e diffusione per il ruolo benefico svolto sulla qualità complessiva del corso d’acqua, per la disponibilità di cibo e riparo fornita a diversi uccelli e per la loro relativa rarità a livello provinciale e regionale in genere.

La Fauna

Pur sembrando degli ambienti inospitali, le grotte nascondono una fauna ricca e diversificata, che in taluni casi ha sviluppato straordinarie capacità di adattamento all’ambiente sotterraneo. Frequentatori abituali delle grotte sono i chirotteri (pipistrelli), che, pur non essendovi relegati, hanno trovato negli ambienti ipogei delle condizioni microclimatiche ideali per lo svernamento, con temperature basse e costanti ed un elevato tasso di umidità dell’aria. Molte specie, di questi utili mammiferi divoratori di insetti, sono oggi a rischio di estinzione e pertanto rigorosamente protette da direttive comunitarie.

Gli studi sulla fauna condotti nella riserva hanno evidenziato un notevole interesse faunistico del Vallone Gracella, in particolare nella porzione denominata Vallone Ponte. L’importanza del sito è legata all’elevato numero di specie rinvenute ed alla presenza di specie ad elevato valore conservazionistico, che risultano ad oggi delle vere e proprie emergenze faunistiche o criticità.

Tra le specie o i popolamenti per cui risulta necessaria una particolare tutela si segnalano la testuggine palustre di Sicilia, specie endemica siciliana, presente lungo il Torrente Grovello, che rappresenta una specie particolarmente sensibile per il delicato equilibrio dell’habitat dulciacquicolo; il granchio di fiume, ampiamente diffuso lungo il Vallone Ponte e nella risorgenza della Grotta di Sant’Angelo Muxaro, che risulta ormai raro nei cosi d’acqua siciliani; la coturnice di Sicilia, specie il cui declino a livello di popolazione è purtroppo molto evidente, e che necessita di una corretta gestione dell’attività venatoria nel territorio siciliano; il falco lanario, frequentatore di prativi con piccole pareti rocciose, che necessita di un monitoraggio attento dei siti di nidificazione, affinché non vengano attuati prelievi illegali e vengano limitate le forme di disturbo.

Infine, la Grotta Ciavuli e le numerosissime cavità naturali presenti costituiscono zone dormitorio (roost) e di cura dei piccoli (nursery) per diverse specie di chirotteri che frequentano, e pertanto meritano azioni di tutela particolare, in considerazione dell’elevata sensibilità di queste specie di mammiferi.

Il comprensorio

Per l’abbondanza e la ricchezza dei reperti archeologici, copiosamente diffusi in tutta l’area di Sant’Angelo Muxaro ed appartenenti a diverse epoche, molti studiosi ritengono che l’area sia stata abitata dai Sicani, tra i primi abitatori della Sicilia.

Il paese di S.Angelo Muxaro è nato come borgo agricolo appartenente al feudo della famiglia Chiaramonte, nei pressi della fortezza saracena sul M. Castello. Fu affidato da Re Martino a Raimondo Montecateno, in seguito divenne feudo della famiglia Pignatelli dei Duchi di Monteleone. Intorno al ’500, gli abitanti si trasferirono sulla vicina collina, in concomitanza con l’arrivo di un gruppo di profughi greco-albanesi, dando vita all’attuale centro abitato.

Il paese, che domina la media Valle del Platani, ha un impianto a scacchiera irregolare con la grande piazza Umberto I su cui si affacciano alcuni palazzi signorili in parte rimaneggiati. Tra i principali monumenti sacri si segnalano la Chiesa dell’Itria, dove sono rintracciabili i legami storico-religiosi con gli Albanesi, e la Matrice, a pianta basilicale a tre navate, dove è conservato un interessante “Crocifisso” del 1700, in legno incapsulato in lamine d’argento.

Tra le feste si ricorda la Festa di Sant’Angelo Martire patrono del Paese (16 agosto) e la Sagra della Ricotta (6 gennaio).

Scavate nel colle di Sant’Angelo Muxaro e nelle zone circostanti, sono state ritrovate numerose tombe a tholos, le più grandiose della Sicilia; in esse sono inconfondibili i segni architettonici della cultura micenea. Oltre a stupire per la loro bellezza, queste necropoli protostoriche hanno restituito oggetti di gran pregio come grossi anelli in oro intagliato, anfore e brocche in ceramica decorata, gioielli di bronzo, oggi conservati nei musei archeologici di Agrigento, Palermo, Siracusa; il pezzo più importante rinvenuto in quest’area, una patera d’oro di rara bellezza, si trova al British Museum di Londra. È stato ipotizzato che qui si trovasse la mitica Kamicos, la città del re sicano Kokalos. La storia di Kokalos è intrecciata con la leggenda del labirinto di Dedalo e delle sorti del suo inventore. Quest’ultimo, per sottrarsi alla collera del re Minosse, avendo favorito l’amore della regina cretese con il Minotauro, fuggì da Creta con il figlio Icaro e ottenne rifugio presso Kamicos. Il re Kokalos in difficoltà, non potendo tradire l’ospite da un lato e temendo la potenza dell’esercito cretese dall’altro, giocò la carta dell’inganno: fingendo di riconsegnare Dedalo, invitò il re straniero a recarsi nella sua casa, dove, durante il bagno, lo fece uccidere dalle proprie figlie.