Riserva Naturale

Grotta di Carburangeli

Sede della Riserva Naturale “Grotta di Carburangeli”
Via Umberto I, 64
90044 Carini (PA)
tel./fax 091 8669797
carburangeli@legambienteriserve.it
Facebook: Grotta di Carburangeli

R.N. Grotta di Carburangeli

La riserva naturale “Grotta di Carburangeli”, ricadente nel territorio comunale di Carini (PA), è stata istituita per la protezione e la valorizzazione di un sito di notevole interesse speleologico, paleontologico e biologico.

La Grotta riveste anche interesse archeologico, come testimoniato dal rinvenimento di interessanti reperti nel primo vano della cavità e nell’area antistante. Gli scavi eseguiti tra la metà del 1800 e gli inizi del 1900 da diversi paleontologi hanno riportato alla luce importanti resti della fauna fossile quaternaria ed oggetti dell’industria litica umana risalenti al Paleolitico ed al Neolitico, oggi conservati presso il Museo “Gemmellaro” di Palermo.

Il territorio della Riserva è stato suddiviso in due diverse aree in funzione delle caratteristiche ambientali e dei diversi obiettivi gestionali:

  • la zona A comprende l’intero sviluppo sotterraneo della grotta e una porzione esterna intorno agli ingressi dell’ipogeo;  
  • le zone B e zona B1, estese complessivamente 4,83 ettari, comprendono il bacino di alimentazione della grotta e l’area antistante gli ingressi dell’ipogeo, e costituiscono una zona “cuscinetto” tra la cavità tutelata e la zona esterna alla riserva.

Geologia

Il territorio in cui ricade la riserva naturale “Grotta di Carburangeli” è caratterizzato dall’affioramento di rocce carbonatiche ed argillitiche la cui origine, databile tra l’Era Mesozoica (circa 225 milioni d’anni fa) e l’Era Quaternaria (ovvero l’Era attuale), è avvenuta in due distinti bacini di accumulo sedimentario che, oggi, risultano ravvicinati e sovrapposti per effetto dei fenomeni di corrugamento crostale verificatesi nel corso degli ultimi 25 milioni anni.

Questi caratteri geologici, assieme all’azione erosiva compiuta dagli agenti esogeni (mare, pioggia, sole, ghiaccio, ecc.), sono i responsabili del particolare paesaggio di questa porzione della Sicilia Nord-occidentale, caratterizzato dalla presenza di due ambienti nettamente differenti tra di loro. Più a Sud, infatti, con i suoi rilievi accentuati ed i pendii generalmente scoscesi, si può osservare la cintura montuosa che circonda il Golfo di Carini. Nella porzione più settentrionale e più vicina al mare, invece, è presente un’area pianeggiante formatasi in seguito alla lenta erosione compiuta dal Mar Tirreno durante le fasi di trasgressione e regressione marina quaternarie.

La Grotta

Genesi

La Grotta di Carburangeli è ubicata nella pianura costiera che si estende sotto l’abitato di Carini (PA). L’accesso alla cavità avviene attraverso tre aperture naturali situate alla base di una piccola balza rocciosa, ad una quota di circa 22 m s.l.m. (e a 600 m circa dall’attuale linea di riva). A partire dagli ingressi è possibile addentrarsi nel sottosuolo per circa 400 m lungo lo sviluppo della grotta, in un susseguirsi di vani con andamento orizzontale. La Grotta di Carburangeli è, tra le cavità del territorio di Carini, quella che si apre alla quota più bassa e che si imposta per gran parte della propria estensione all’interno delle calcareniti e dei conglomerati d’origine fluvio-marina, risalenti al Pleistocene. Queste particolari rocce, infatti, sono state osservate per circa trequarti dell’estensione della grotta a partire dagli ingressi. La parte più interna, invece, si snoda all’interno dei calcari e dei calcari dolomitici del Triassico Superiore – Lias Inferiore.  Sulla base di queste osservazioni di carattere geologico, si ritiene che la genesi della grotta di Carburangeli (almeno nella porzione più esterna) sia avvenuta nell’Era Quaternaria in seguito allo scorrimento di acque sotterranee. Queste, nel loro moto verso il mare, avrebbero innescato fenomeni di erosione di tipo meccanico e, in parte, anche chimico a spese di porzioni del deposito pleistocenico non ancora completamente litificato.

Le concrezioni

L’origine e l’evoluzione di una grotta calcarea è strettamente legata all’azione svolta dall’acqua di scorrimento sotterranea che, oltre ad esercitare una lenta erosione delle rocce (con conseguente formazione della galleria naturale), è responsabile anche della genesi delle concrezioni carbonatiche a causa della precipitazione dei sali minerali in essa disciolti. All’interno della grotta di Carburangeli, questa duplice azione svolta dall’acqua ha lasciato esempi tangibili lungo lo sviluppo sotterraneo, determinando differenze paesaggistiche tra gli ambienti più esterni e quelli interni dell’ipogeo. Il tetto e le pareti del primo vano, infatti, sono segnati dalla presenza di suggestive ondulazioni poco profonde ed asimmetriche, note con il nome di “impronte di corrente” (o “scallops”), che indicano il prevalere dei processi di erosione su quelli di concrezionamento. Più in profondità il riempimento da parte delle concrezioni carbonatiche assume invece un carattere prevalente. Dall’acqua di gocciolamento, infatti, si sono formate una gran varietà di speleotemi tipici delle grotte temperate calde, quali le stalattiti, le stalagmiti, le colate calcitiche, ecc. che, svelate per pochi istanti dall’illuminazione dei visitatori, creano incantevoli giochi di luci e di ombre.

Ambiente e Fossili

Ambiente e fauna

Le grotte sono caratterizzate da una temperatura pressoché costante, da un’elevatissima umidità dell’aria e dall’assoluta assenza di luce.

Sebbene non adatto quindi alla vita delle piante (organismi alla base nella catena alimentare), il mondo ipogeo è comunque popolato da animali cavernicoli che compiono in parte o anche per intero il proprio ciclo vitale all’interno delle cavità, traendo il necessario nutrimento dal detrito organico trasportato dalle acque, dai batteri autotrofi o dal guano dei Pipistrelli. Si tratta di piccoli organismi (insetti, crostacei, ragni, millepiedi, molluschi, ecc.), adattati alle condizioni del mondo ipogeo, spesso caratterizzati da modifiche degli organi di senso, dalla variazione dei cicli biologici e da fenomeni di depigmentazione (perdita di colore).

La grotta di Carburangeli ospita anche una importante colonia di pipistrelli, appartenenti alla specie Myotis myotis, che rivestono un importantissimo ruolo ecologico per la loro dieta a base di insetti (tra cui moltissimi nocivi per l’uomo).

Per la protezione degli equilibri ambientali cavernicoli l’Ente gestore della Riserva ha avviato un monitoraggio dei parametri climatici ipogei attraverso il quale è possibile regolamentare, in maniera compatibile, l’attività di fruizione.

I fossili

Durante le campagne di scavo eseguite nel corso degli ultimi secoli all’interno della grotta di Carburangeli ed in altre cavità limitrofe, sono stati rinvenuti numerosi resti fossili appartenenti a specie animali ormai non più presenti in Sicilia come l’elefante, l’orso, la iena, il bisonte ed il cervo. Si tratta di animali arrivati fin qui dall’Africa e dalla penisola italica attraverso alcuni passaggi naturali, detti “ponti”, che si sono formati in seguito all’abbassamento del livello del mare durante le glaciazioni quaternarie. Quando questi passaggi si sono interrotti, gli animali che sono rimasti isolati in Sicilia si sono adattati alle condizioni ecologiche qui presenti, evolvendosi in nuove specie. Alcuni di essi, come gli elefanti, i bisonti ed i cervi, sono stati caratterizzati dalla diminuzione della taglia, originando quella che viene chiamata “fauna nana”. Altri, al contrario, si sono differenziati dal ceppo originario per l’aumento delle dimensioni, come i ghiri e le tartarughe.

Di seguito è riportata la lista delle specie i cui resti sono stati rinvenuti nella grotta di Carburangeli; i reperti sono attualmente conservati nell Museo di Paleontologia “G. G. Gemmellaro” di Palermo:

  • Elephas mnaidriensis (elefante)
  • Ursus arctos (orso)
  • Crocuta crocuta spelaea (iena)
  • Canis lupus (lupo)
  • Sus scrofa (cinghiale)
  • Equus sp. (cavallo)
  • Bos sp. (bue)
  • Cervus elaphus siciliae (cervo)
  • Dama dama (daino)
  • Patella ferruginea (lamellibranco)
  • Patella cerulea (lamellibranco)
  • Trochus turbinatus (gasteropode)

Le tracce dell’Uomo

Da sempre le grotte hanno rappresentato un sicuro rifugio per l’uomo tanto che, al loro interno, è possibile rinvenire alcune “tracce” della sua antica presenza. Si tratta generalmente di disegni eseguiti sulle pareti, di resti fossili e di arnesi primitivi che, risparmiati dall’azione del tempo, ci permettono oggi di ricostruire frammenti di vita quotidiana dei nostri antenati. Con il suo sviluppo orizzontale e con l’ampio ingresso collocato in un’area facilmente accessibile, anche la grotta di Carburangeli ha ospitato l’uomo preistorico proteggendolo dal freddo e dai predatori. Gli scavi archeologici eseguiti nel grande vano di ingresso hanno riportato alla luce interessanti resti ed utensili risalenti ad un periodo compreso tra il Paleolitico e l’Età del Bronzo: lame, punte di selce utilizzate per la caccia, frammenti in pietra lavica riconducibili ad antiche macine e manufatti in terracotta. Accanto a questi reperti sono stati ritrovati anche gusci di patelle e di lumache, e frammenti ossei ormai fossilizzati di cervo, capra, cinghiale, bue e cavallo che si suppone siano resti di pasti. Alcune delle ossa rinvenute, infatti, si presentano spezzate per l’abitudine dell’uomo primitivo di nutrirsi anche del midollo osseo. Inoltre, ad ulteriore testimonianza dello stretto legame esistito tra gli uomini preistorici e la grotta di Carburangeli, si può osservare nella parete posta all’ingresso della cavità un disegno a carboncino che, ancora in fase di studio, sembra rappresentare uno stregone durante una cerimonia propiziatoria. 

Il comprensorio

Abbracciata da un arco montuoso ricco di numerose sorgenti d’acqua, Carini domina dall’alto dei suoi 160 metri il golfo che va da Capo Raìs ad Isola delle Femmine. La favorevole conformazione geografica e la ricchezza del territorio hanno favorito la presenza dell’uomo sin dal lontano Paleolitico. A questo periodo risalgono i più antichi reperti archeologici rinvenuti, oltre che nella grotta di Carburangeli, anche in quelle di Puntali, di Maccagnone ed in altri siti sparsi sul territorio. L’origine dei primi villaggi stabili risale al 1.300 a.C., quando il re sicano Cocalo donò il territorio al mitico Dedalo per i servigi a lui resi. Viene così fondata la cittadina di Hykkara che prospererà fino al 414 a.C., data in cui gli ateniesi guidati da Nicia la rasero al suolo e ne deportarono gli abitanti. Ricostruita durante la dominazione romana Iccara acquista considerevole importanza divenendo sede di Vescovado; sono di questo periodo i multicolori mosaici di contrada San Nicola e le estese Catacombe scoperte nel 1899 dal Salinas presso Villagrazia di Carini. Da questo momento in poi le vicende storiche della città sono condizionate, come nel resto della Sicilia, dal susseguirsi delle dominazioni straniere (araba, normanna, francese, spagnola) che, di fatto, ne hanno influenzato l’evoluzione culturale ed architettonica.

Particolarmente importante è stato lo sviluppo politico ed economico di Carini nei quattro secoli (1397-1812) di dominio della famiglia La Grua Talamanca. A questo periodo risalgono i ripetuti interventi strutturali al Castello che, dall’alto della rupe su cui è posto, costituisce l’elemento architettonico sicuramente più rappresentativo della città.

Durante il periodo borbonico Carini è sede dei principali moti risorgimentali. Già nel 1848 le prime scintille patriottiche scaturiscono proprio dal paese, ed il Convento dei Carmelitani diviene la sede degli incontri fra i fomentatori della rivolta.